CARPINO FOLK FESTIVAL

Testo a cura dell'Ass. Cult. Carpino Fol Festival e dell'Ass. Cult. Taranta - © 2011 - [Vietata la riproduzione]

XVI EDIZIONE - AGOSTO 2011

SUONI DI PASSI” - Laboratori didattici

FESTAFESTA - Musica e tarantelle tra vicoli e piazze

Carpino 3 - 9 agosto 2011

CORSO DI BALLI E MUSICHE POPOLARI
TERRE, CULTURE E DANZE DELLA CHITARRA BATTENTE

GARGANO
E CALABRA SILANA E COSENTINA

LABORATORIO DI DANZA POPOLARE
3-6 agosto 2011

Antropologia della danza: prof. Pino Gala
Tecnica del ballo: Pino Gala e Linda Gala.
Durata totale: 13 ore

Tre grandi aree erano rimaste in Italia fino agli anni 70-80 del secolo scorso a praticare l'uso della chitarra battente: il Gargano, la Sila e le Serre in Calabria e il Cilento. In altre zone vi era la memoria o un uso troppo residuale per considerare la pratica dello strumento ancora attivo. In questo laboratorio vengono analizzati i repertori di due delle suddette zone. Le tecniche musicali, i canti e le danze sono comunque influenzate dalla particolarità dello strumento. Sensibilmente diverse sono i balli delle due culture, che verranno insegnati nella forma originale, osservata durante la ricerca sul campo da studiosi e testimoniata da preziosa documentazione video inedita.
Nei paesi del vasto promontorio del Gargano la tarantella si è oggi quasi del tutto estinta nelle sue forme tradizionali. Come sta succedendo da oltre un decennio nel Salento e in altre aree dell'Italia, le forme coreutiche della tradizione vengono sostituite anche sul Gargano con esibizioni di tipo folkloristico o da modelli standard circolanti negli ambienti della riproposta folk, tendenti alla contaminazione e alla semplificazione delle diversità locali. Nel Gargano Carpino è forse l'ultima frontiera nella quale ancora alcuni anziani, in rare situazioni di vita paesana, sentono l'esigenza di ballare nei linguaggi corporei tradizionali. Il laboratorio didattico “Suoni di passi” riprende quest'anno a far conoscere i linguaggi corporei che erano propri del mondo agro-pastorale.
L'edizione di quest'anno affianca alla cultura garganica quella di un'altra grande area di uso della chitarra battente in Italia: la Calabria centrale, quella silana. Stili coreutici diversi, ma acora reperibili in diversi centri della penisola calabrese.
I laboratori costituiranno una breve ma intensa immersione nella cultura meridionale, a contatto con la vita quotidiana dei tanti vicoli del bel paese garganico. E poi le sere saranno allietate dall'incanto dei suoni della memoria dei cantatori locali e degli interpreti del Carpino Folk Festival.

Repertorio: tarantelle di Carpino, S. Giovanni Rotondo e Ischitella, valzer fiorato, tarantelle silane e del Cosentino.


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Programma:

Giovedì 4 agosto
h. 9,30: presentazione del corso e lezione su “Il ballare garganico fra storia, memoria, perdite e invenzioni”
h. 10,30-13: lezione pratica: la tarantella di Carpino
h. 16,30-19: lezione pratica: la tarantella di Carpino e di S. Giovanni Rotondo

Venerdì 5 agosto
h. 9-12: lezione pratica: tarantella silana e del Cosentino
h. 12-13: lezione teorica: “La tarantella in Calabria: varie espressioni e stato di conservazione”

Sabato 6 agosto
h. 10-13: lezione pratica: la quadriglia. Ripetizione finale.

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LABORATORIO DI TAMBURELLO
4-7 agosto 2011
Insegnante: Davide Torrente

I ritmi e le tecniche percussive diverse delle varie aree della Puglia e della Calabria.

Programma delle lezioni:

Giovedì 4 agosto
mattina h. 10-13 e pomeriggio h. 17-19

Venerdì 5 agosto
mattina h. 10-13 e pomeriggio h. 17-19

Sabato 6 agosto
mattina h. 10-13

Domenica 7 agosto
mattina h. 10-13

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COSTO:
Ciascun laboratorio costa 40 €.

INFORMAZIONI & ISCRIZIONI

Ass. Taranta, Pino Gala: 347-5000000, Davide Torrente: 347-9499734.
Per l'organizzazione logistica: Ass. Carpino Folk Festival: Michele Ortore: 360-512842, Luciano Castelluccia: 338-9160125.
Mail: segreteria@carpinofolkfestival.com.


Ideazione e direzione artistica del settore didattico-scientifico: Pino Gala
Direttore artistico dell'intera manifestazione: Luciano Castelluccia


CARPINO E L'ETNOMUSICOLOGIA ITALIANA

Esistono luoghi simbolici, quasi mitici, in ogni settore tematico, in ogni disciplina. Nella storia dell'Etnomusicologia italiana, disciplina specialistica costituitasi ufficialmente solo negli anni 60-70 del XX sec. (ma con preamboli nelle ricerche di Nataletti e Lomax-Carpitella, anni '30 e '50), vi è un luogo che è divenuto una sorta di santuario simbolico dell'«altra musica», nel quale vive una comunità capace di aver creato un linguaggio musicale originalissimo che, per le sue particolarità melodiche, ritmiche e timbriche, hanno incuriosito prima e affascinato dopo musicologi e ricercatori. Carpino è un paese collinare sulle pendici settentrionali del promontorio garganico, affacciato sul lago di Varano e il mare. Di economia ancora principalmente agropastorale (ulivi, fave, grano, mandorle, pastorizia), Carpino si immerge in un tessuto folklorico, quello del Gargano, un tempo particolarmente ricco, perché terra marginale, non di passaggio e lontano dai grandi vettori di trasporto nord-sud e senza una particolare vocazione portuale e marittima.
Ciò che colpisce della musica tradizionale carpinese è soprattutto l'armonica simbiosi creata fra l'uso della voce e lo strumento principale di questa terra: la "chitarra battente". La chitarra battente, suonata principalmente come armonizzazione rismica e arricchita sui suoni gravi dalla "chitarra francese", fa sa supporto e scenario sonoro alla voce, che si esalta in modi diversi, dal "canto di testa" al "canto lamentoso", al canto di accompagnamento al ballo lento. I quattro "modi" più usati dagli esecutori di serenate sono
- alla "montanara" (alla maniera di Monte S. Angelo),
- alla "viestesana" (alla maniera di Vieste),
- alla "rodiana" e "rodianella" (alla maniera di Rodi Garganico).

Era proprio la serenata la grande palestra strumentale e canora degli uomini carpinesi, il rito un tempo molto usato e di grande importanza socio-culturale che richiedeva l'omaggio musicale, l'inventiva poetica nella composizione di testi ex novo o nell'adattamento dei canti esistenti, una buona capacità tecnica strumentale, un complesso rituale di realizzazione. La serenata ha permesso di comporre varie centinaia di testi (strambotti) di canzoni, che rischiano oggi di perdersi. Per fortuna molti documentaristi sono passati da Carpino e hanno fissato su magnetofono o registratore digitale esempi di canti dagli anziani: Lomax e Carpitella, Leydi, De Simone, Gala, Villani, Marini. Un lavoro semiclandestino per pochi appassionati, una perla musicale che ha affascinato per l'originalità e la "orecchiabilità aulica"delle melodie. Un fortunato ripescaggio e il cosciente stravolgimento colto di Roberto De Simone e della Nuova Compagnia di Canto Popolare e poi di Musica Nova, avvenuti negli anni '70, hanno diffuso un modello di canto a serenata Com'eja fari pi ama sta donna in una sorta di tarantella lenta arabeggiante. Poi è arrivata - dopo - a fine anni '90 la notorietà della musica di Carpino: Eugenio Bennato ritorna a Carpino e inizia a farsi accompagnare nei suoi concerti da un gruppo di anziani chiamati "Cantori di Carpino"), anche i giovanissimi restano affascinati dalla vitalità musicale degli anziani e dalla poeticità dei canti. Man mano che gli anni avanzano inesorabilmente e i longevi maestri della musica carpinese pian piano scompaiono o invecchiano sempre più, un gruppo di giovani segue la scia e - pur velocizzando i brani, modificando le linee melodiche e non raggiungendo le caratteristiche timbriche degli anziani - portano in giro i suoni carpinesi.
A Carpino un gruppo di giovani ha creato e conduce da oltre dieci anni con grande riscontro di pubblico un festival della musica di tradizione e contaminazione (Carpino Folk Festival), facendo diventare Carpino un crocevia della musica popolare, con supporto di editoria e cinema.
Ma la situazione reale della conservazione e della pratica della musica etnica a Carpino è ben diversa: l'uso attivo della serenata è quasi del tutto scomparso, la ricerca si è in gran parte arenata e concentrata sempre sugli stessi protagonisti, tarantelle e serenate hanno avuto scarsa presa fra i giovani locali, il ballo della tarantella è scomparso o viene riproposta alterata per scarsa conoscenza delle fonti, le tecniche esecutive musicali nel migliore dei casi vengono acquisite superficialmente da alcuni gruppi musicali dei paesi limitrofi e quasi sempre trasformati, tanto che gli anziani carpinesi non si riconosco più nei nuovi linguaggi musicali. Servirebbe una profonda e diffusa presa di coscienza da parte dei giovani sul rischio della perdita o della riduzione semplificatoria del patrimonio musicale e coreutico. Servirebbe un ritorno degli anziani alle pratiche consuetudinarie con un autorevole ruolo di veri "maestri".
Un festival, un laboratorio di etnodanza e di etnomusica possono servire anche a questo: alla crescita di una comunità e al ripristino di tradizioni interrotte , rese nuovamente funzionali alla società di oggi.

Crediamo che per la vastità della trattazione Internet non sia ancora il luogo giusto per gli approfondimenti su argomenti etnocoreutici, che per il momento solo la ricerca sul campo, il libro o un buon documentario video possono proporre. Abbiamo quindi pensato - insistendo su una metodologia rigorosa di approccio alla danza - di offrire via etere non trattati, ma segnalazioni per approfondire poi lo studio a livello almeno bibliografico sui balli. Il nostro archivio possiede la più grande collezione di films video, libri, stampe e fotografie oggi esistente sulla tarantella (vd. la pagina ADE), il materiale è visionabile solo presso la sede e per appuntamento. Molti giovani universitari e vari studiosi si rivolgono ad esso tesi di laurea o studi monografici. Purtroppo essendo l'Associazione Culturale basata sul volontariato, bisogna aver pazienza e attendere la disponibiltà dei nostri ricercatori.
Per posta elettronica ci vengono posti molti quesiti sui balli tradizionali, purtroppo non abbiamo sempre il tempo di rispondere a tutti, preghiamo quindi, per chi ha interessi superficiali sull'argomeno, di consultare i testi qui consigliati.

Siamo disponibili a compiere ricerche etnografiche e preparare pubblicazioni scientifiche su commissione.


Manuali generali di cultura popolare
DE MARTINO Ernesto, La terra del rimorso, San Casciano, Il Saggiatore, 1976.
DE SIMONE Roberto, Canti e tradizioni popolari in Campania, Roma, Lato Side, 1979.
LEYDI Roberto, Canti popolari italiani, Milano, Mondadori, 1976
LEYDI Roberto, L’altra musica, Giunti Ricordi, 1991.
PIANTA Bruno, Cultura popolare, Milano, Garzanti, 1982.
ROSSI Annabella, DE SIMONE Roberto, Carnevale si chiamava Vincenzo, Roma, De Luca Editore, 1977.
TOSCHI Paolo, Le origini del teatro italiano, Torino, Boringheri, 1979.


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